FIABE


Il brutto anatroccolo
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C'era una volta una mamma anatra che aspettava la schiusa ormai imminente della sua covata.
I pulcini uscirono uno a uno dalle loro uova, erano degli adorabili batuffolini gialli, ma a sorpresa uno di loro era invece tutto grigio e incredibilmente grosso.
In confronto ai fratellini era proprio brutto.
Il giorno seguente mamma anatra accompagnò i suoi piccoli in un laghetto dove era solita recarsi.
Quando arrivarono le altre anatre iniziarono subito a maltrattare il piccolo anatroccolo grigio: "che brutto" disse una, "che sgraziato" esclamò un'altra.
E anche i fratellini non persero l'occasione di schernirlo.
Il brutto anatroccolo si sentiva davvero molto infelice. Così un giorno decise di partire per sottrarsi a quella derisione che gli causava tanta sofferenza.
Arrivò esausto a una palude abitata da un gruppo di anatrelle che accettarono di lasciargli un posticino dove riposarsi sotto un grosso albero cavo.
Al calare della sera però giunsero alla palude due anatre che subito iniziarono a maltrattarlo, intimandogli di andarsene.
Allora il brutto anatroccolo scappò via spaventato, mentre dal cielo infuriava una violenta tempesta.
Vagò per diversi giorni finchè non giunse a una baracca abitata da una vecchia signora, da un gatto e da una gallina.
Restò con loro per qualche tempo, ma il gatto e la gallina erano cattivi e lo trattavano con superbia.
Un giorno un'alito di vento portò con sé le note armoniose del corso di un fiume. Subito al brutto anatroccolo venne un'improvvisa voglia di nuotare e di essere libero.
Allora partì abbandonando per sempre la baracca e i suoi abitanti.
L'autunno era ormai inoltrato e gli alberi stavano ormai perdendo tutte le loro foglie.
Una mattina l'anatroccolo si accorse che nel cielo terso volavano degli splendidi uccelli dal collo lungo.
Erano cigni che migravano in vista dell'inverno verso paesi più caldi. Il brutto anatroccolo provò una grande invidia per loro, così belli ed eleganti.
L'inverno arrivò freddo e pungente. Il brutto anatroccolo nuotava tutti i giorni così da fare movimento e scaldarsi.
Ma un giorno il freddo sembrava implacabile e il fiumicciattolo si gelò quasi completamente facendolo prigioniero tra i ghiacci. Lo sfortunato anatroccolo stremato dalla fatica svenne.
Il giorno seguente dei ragazzi lo videro e ruppero il ghiaccio per liberarlo. Lo portarono dunque verso la loro abitazione per farlo riscaldare.
Ma quando l'anatroccolo rinvenne si prese un tale spavento che iniziò a gridare a squarciagola, e ad agitare convulsamente ali e gambe.
Si liberò così della presa dei ragazzi e si mise a correre a perdifiato verso la libertà.
L'inverno fu lungo e difficile. Il brutto anatroccolo continuò a viaggiare senza mai trovare un luogo dove sentirsi finalmente accettato e benvoluto.
Ma un giorno le gemme si aprirono e gli alberi ritornarono rigogliosi, mentre il sole riscaldava la terra donandogli una nuova primavera.
Il piccolo anatroccolo si sentiva più forte, le sue ali erano diventate più grandi e battevano con vigore riuscendo a trasportarlo per tragitti sempre più lunghi.
Un giorno si fermò presso uno stagno dove cigni maestosi facevano graziose evoluzioni sull'acqua. Rimase ad osservarli incantato, nascosto dietro a un cespuglio per molte ore.
Ma al calare del sole non resistette più alla tentazione di nuotare insieme a loro.
Si lanciò nello stagno, sicuro che i cigni lo avrebbero scacciato inorriditi dalla sua bruttezza, ma nel planare sull'acqua si accorse della sua immagine riflessa.
Non era più un brutto anatroccolo era diventato uno splendido cigno. Il suo cuore si rienpì di gioia e di meraviglia mentre gli altri cigni si avvicinavano a lui per dargli il benvenuto.
Finalmente aveva trovato il suo posto nel mondo e da quel giorno visse per sempre felice e contento.


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